Rum e… Reggae Music

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Con così tante canzoni sulla marijuana provenienti dalla Giamaica si potrebbe pensare che il rum e il reggae non sono mai stati sulla stessa pagina.

A differenza del soca di Trinidad, che glorifica tipicamente il consumo di rum, il reggae spesso mette in guardia contro l’abuso di alcol. Ma scavando un pò più a fondo ci si accorge che l’influenza del rum sull’evoluzione del reggae è stata estremamente potente, al pari della ganja. E per capire meglio la relazione che lega il reggae al rum, abbiamo bisogno di capire la relazione che lega il rum ai “duppies”.

Rolling_calfDal momento che la stragrande maggioranza della popolazione giamaicana è di origine africana, le tradizioni popolari dell’Africa rappresentano la base della cultura dominante dell’isola, tradizioni che vedono il mondo degli spiriti come parte integrante della vita di tutti i giorni. E in Giamaica, un “duppy” non è semplicemente un fantasma, ma uno spirito inquieto che è tornato a tormentare la vita terrena.

Uno degli esempi più temibili di duppies è il Rolling Calf, una creatura bovina con occhi di fuoco e le narici fiammeggianti, che trascina catene legate attorno al collo provocando un suono terribile.

I “duppies” sono quindi temuti come spiriti malevoli che tormentano i vivi, e il rum pare abbia un particolare appeal su di loro. Anche se il rum può essere utilizzato per placare un Duppy, a volte è impiegato nella speranza di allontanarli; ad esempio un becchino dovrebbe bere un sorso di rum dopo aver effettuato il primo scavo di una tomba, nella speranza di mantenere lo spirito del defunto al suo interno.


Nel corso della sua lunga carriera, lo sciamanico produttore del reggae Lee ‘Scratch’ Perry ha registrato un numero importante di canzoni legate ai duppies. Ad esempio Mr.Brown, che narra dell’avvistamento di un duppy che girava per le strade di Kingston in una bara a tre ruote, accompagnato da una scorta di tre ‘John Crows’, evento riportato anche dai giornali locali. Il John Crow è la poiana locale, anche nota come John Crow Batty o JB (abbiamo già discusso di questa usanza nell’articolo sul nostro viaggio in Jamaica qui).

Lee Scratch PerryAnche Lee ‘Scratch’ Perry è stato senza alcol e carne, come ordina il rastafarianesimo, per un certo periodo di tempo, ma per la maggior parte della sua carriera la combinazione di rum bianco ed erba è stata alla base delle innovazioni musicali che lo hanno caratterizzato.

Se quindi proviamo ad andare più a fondo, presto scopriamo che il rum è stata una parte nascosta dell’evoluzione del raggae fin dagli albori della musica giamaicana. Durante i primi anni ’50, quando alcuni lungimiranti imprenditori Kingston iniziarono a registrare e lanciare gli artisti locali, lo stile predominante era chiamato “Mento“.  Il Mento è una forma di musica popolare giamaicana indigena che condivide alcune somiglianze con il Calypso di Trinidad. Uno dei primi pezzi Mento distribuiti commercialmente era “Rum and Coconut Water“, registrato nel 1953. Anche l’epoca SKA della Giamaica, cominciata nei primi anni ’60, ha visto il rum presente in molti pezzi, tra cui l’adattamento di Prince Buster di “Rum and Coca-Cola“. Poi, a metà degli anni ’60, quando la musica ha rallentato e si è passato al rock-steady, il rum era ancora uno degli argomenti prediletti. Young, ad esempio, era un musicista così appassionato di rum overproof che era conosciuto come ‘White Rum’ Raymond, in quanto suonava anche gratis nei bar Jamaicani a patto che il rum scorresse a fiumi. La metà degli anni settanta è l’epoca del roots reggae, ed il rum ancora una volta resta sulla cresta dell’onda. Lloydie e The Lowbites in questo senso hanno offerto diversi consigli, più o meno dubbi, sulle proprietà del rum, come ad esempio nel pezzo Rum and Pum Pum, dove il rum è indicato come mezzo per potenziare lo svolgimento delle usuali “pratiche coniugali”. Alla fine del 1970, la diffusione del reggae a livello internazionale, a seguito dello spettacolare successo di Bob Marley con la Island Records, ha fatto sì che i temi Rastafari diventassero predominanti, con una momentanea reazione di repulsione verso il consumo di alcol. Ma per non saltare a conclusioni sbagliate, vale la pena ricordare che numerosi artisti fondatori del genere reggae hanno continuato ad essere devoti al rum.

All’indomani della morte di Bob Marley, nel 1981, diverse società discografiche estere abbandonarono il reggae, con ripercussioni drammatiche per il movimento musicale giamicano. Allo stesso tempo, Lee ‘Scratch’ Perry iniziò a vedere duppies ovunque, probabilmente perchè non si glorificava più il rum come all’inizio, e sentì che il suo studio di registrazione era pieno di energia negativa, tanto che finì per darlo alle fiamme.  La musica cominciò a spostarsi verso i suoni più duri e più urbani dello stile dance-hall, che riflettevano la esperienze quotidiane di vita sull’isola, sostituendo il Rastafari di Marley, ed il rum tornò a fare capolino nella musica giamaicana.

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