Cuba, Distilleria Arechabala, Cardenas

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Cuba, aprile 2017.
Tutto è pronto per l’arrivo degli Americani.
L’isola sta pian piano cambiando faccia aspettando l’ondata dei turisti dagli Stati Uniti: alberghi di lusso e centri commerciali stanno prendendo il posto di vecchi e maestosi edifici rimessi a nuovo per l’occasione.

E mentre gli investitori esteri fanno a gara per avere un ruolo in questo cambiamento e i lavori fervono nelle strade de l’Habana, noi siamo qui a goderci ancora la “vecchia” Cuba e ad assistere al cambiamento mentre accade.

Cuba è stata ed è una delle isole simbolo dei Caraibi quando si parla di rum, di sigari o di miscelazione.

Il mito del ron ligiero (di cui avevamo già parlato qui), gli anni del proibizionismo americano che fecero la fortuna della miscelazione cubana, il culto del tabacco. Camminare per le strade dell’Havana, visitare i bar che hanno visto alternarsi lo scorso secolo i più grandi personaggi della letteratura o della musica, uno su tutti Hemingway, è sicuramente un’esperienza che non compiace solo la vista, ma genera un turbine di emozioni. Se poi a tutto questo si unisce la possibilità, più unica che rara, di visitare da vicino anche le distillerie dell’isola, ecco che il viaggio assume un contorno quasi magico.

Dopo un paio di giorni spesi all’Havana, tappe d’obbligo Bodeguita del Medio, Floridita e Sloppy Joe, e ammirando da vicino, con il naso all’insù, i sontuosi edifici dell’Habana Vieja consumati dal tempo, arriva la splendida notizia, siamo stati autorizzati a visitare la vecchia distilleria Arechabala. A condurci in questa avventura c’è Jorge, direttore delle esportazioni di Cuba Ron, che viene a prenderci all’Habana di buon mattino, destinazione Cardenas.

Cardenas era uno dei maggiori porti commerciali di Cuba all’inizio dello scorso secolo. La distilleria è posizionata proprio nella baia del vecchio porto, circondata da edifici che il tempo ha provato invano a piegare, ma che mantengono ancora l’austerità e l’alone di regalità che probabilmente era proprio della zona a quel tempo.

Arrivati in distilleria l’emozione è tanta, unita alla curiosità di vedere finalmente da vicino la produzione. Ormai sono tante, troppe, le voci che girano sul rum cubano, per cui poter toccare con mano cosa davvero accade all’interno della distilleria è stato un privilegio ed un onore.

Ad accoglierci tutto lo staff della distilleria che ci guida nella visita spiegandoci passaggio dopo passaggio, ognuno per il proprio ruolo, come avviene il processo di produzione.

Si parte da vecchie vasche di acciaio rimodernate, accanto ad alcune in legno. I lieviti utilizzati sono una selezione di lieviti coltivati in distilleria e tramandati da oltre un secolo. La fermentazione è medio-breve e per la distillazione si utilizza un coffey still parzialmente in rame, forse il più vecchio sull’isola, a cui è stata aggiunta una ulteriore colonna di rettifica. Il risultato è un rum leggero con un tenore di congeneri che si aggira intorno ai 100 mg/l.

Nella nava di invecchiamento, a ridosso del mare, migliaia di botti a riposare, alcune delle quali con metodo solera, la maggior parte con metodo tradizionale.

“La parte di solera viene generalmente utilizzata in piccole percentuali in alcuni blend”, ci spiega colei che è destinata a diventare il primo Maestro Ronero donna di Cuba.
A chiudere il processo un modernissimo impianto di imbottigliamento ed un altrettanto moderno impianto di trattamento dell’acqua per la diluizione.

Antico e moderno fusi insieme, nello stesso posto, nel rispetto della tradizione e con un occhio all’innovazione.

Nella distilleria di Cardenas si distillano e si fanno invecchiare brand come il nuovissimo Punta del Norte ed alcune delle riserve in serie limitata, mentre nella catena di imbottigliamento si imbottigliano tutte le bottiglie da 0,35 (la classica fiaschetta) di tutti i rum di CubaRon, anche quelli prodotti nella vicina Santa Cruz (dove si distilla gran parte di Havana Club) o quelli prodotti ad ovest nella distilleria di Santa Clara o di Santiago de Cuba.

Vaniamo infine accompagnati tra i barili in una degustazione guidata di prodotti direttamente estratti da essi e nel processo di blending per la realizzazione di alcune etichette della distilleria.

Come chicca finale ci ritroviamo tutti intorno ad un tavolo imbandito di rum ed assaggiamo in anteprima una delle prossime release in serie limitatissima della distilleria (bottiglia senza etichetta in foto)… ma questa è un’altra storia.

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